Federica Bistoletti
Supervisore
Giorgia Di Carlo
Federica Bistoletti
Supervisore
Giorgia Di Carlo
Diritti, doveri e responsabilità del* progettista grafic*: graphic design advocacy e networking.
Domanda di ricerca
Come si costruisce e si racconta una comunità tramite la progettazione grafica?
Metodologia per raggiungere gli obiettivi:
La ricerca analizza comunità di progettist* grafic* che esercitano il proprio mestiere in luoghi che si trovano al di fuori del centro economico di un Paese. Si parla di restanza (Teti, 2022) qui intesa come restituzione al* progettista grafic* del diritto di abitare il proprio luogo di origine e di contribuire alla generazione e diffusione di un valore virtuoso.
L’approccio adottato è quello del research by making (Rasch, Gijsen, Staal, 2024) che si intreccia con le pratiche di social design, costruendo una cornice fondata su agency, comunità e territorio. Tramite la combinazione di benchmarking e casi di studio selezionati per la loro natura partecipativa e la generazione di progettazione condivisa, si osserva come la grafica diventa infrastruttura relazionale e strumento di creazione di comunità, necessità all’interno della quale i workshop sonodispositivi di dialogo che traducono spazio condiviso e identità in progetto grafico.
Casi di studio
DA ME O DA TE, workshop con l* studenti di Graphic Design 3 (Accademia di Belle Arti di Catania), che invita a rappresentarsi come casafisica o simbolica, esplorando il posizionamento personale nel gruppo. Gli artefatticompongono un vicinato virtuale connesso da fili colorati, spostando l’attenzione dall’individuo all’insieme e alle interazioni tra “inviti” e “visite”.
Segni di appartenenza. Manifesto co-progettato, workshop unito al progetto Get Up–DesTEENazione, che spinge l* studenti dell’IIS Carlo Gemmellaro di Catania ad una riflessione sul quartiere come spazio condiviso: attraverso la sintesi grafica i luoghi sono trasformati in simboli, raccolti in un manifesto e in cards individuali che narrano il processo di costruzione di significato.
microgatherings, workshop con l* studenti del Social Design Studio (die Angewandte, Vienna), che propone la domanda: “Cosa unisce di più le persone?”. 20 student* osservano e commentanootto assi comunitari, utilizzando poi coriandoli di forme e colori diversi come indice visibile dei dati,realizzando un artefatto che mostra come chi progetta vive diverse forme di stare insieme e in cui è possibile osservare i movimenti dei dati raccolti secondo le variabili di dinamicità, quantità e colore prevalente.
Analisi dei dati e interpretazione dei risultati:
I workshop sono avvenuti in tre contesti formativi e territoriali diversi, registrando un dato utile riguardo la trasferibilità delle pratiche di co-design nella sfera del progetto rivolto alla consolidazione di comunità. Lsingol studenti sono stati mess* nella condizione di posizionarsi rispetto al gruppo e ragionare sul proprio ruolo all’interno della comunità (reale, costruita o immaginata), generatrice di valore e di restanza. In un ciclo di osservazione, dialogo, ricerca di soluzioni, progettazione e riflessione condivisa, si teorizza un “landmark paradossale”: un segnaposto che ha la caratteristica unica (e per l’appunto contraddittoria) di essere in continuo movimento, poichè ascolta le necessità mutevoli della comunità, e le traduce tramite la progettazione grafica.
Bibliografia
Aime, M. (2019). Comunità. Il Mulino.
Campagnaro, C., Ceraolo, S. (2022). Ai margini. Un'antologia di social design. Prinp Editore.
Offermanns, I. (2022). Graphic Design Is (…) Not Innocent. Valiz.
Rasch, M., Gijsen J., Staal H. (2024). Hands on research for artists, designers & educators. Set Margins’.
Teti, V. (2022). La restanza. Einaudi.